Palazzo Ancaiani - Spoleto (11.07.2015) - Il colore è l’origine di questa nuova stagione del racconto; il colore quale crocevia e cornice di ogni probabile innamoramento; messa a fuoco dei rarefatti riposi dell’anima; rivelazione generosa dei propri indugi, degli inganni, dei dubbi girovaghi che sono figliolanza benevola di ogni storia. Un colore che non lascia spazio o alito ad altre “difese” più o meno ortodosse – il segno, la curva, il taglio –; che non concede pause di ripensamento o spettacolo di timorosi indugi. Perché questo “fuoco di palpiti” – il fuoco restituisce ogni nota tonale, i minuscoli bagliori che anticipano la cenere – è forse il senso più autobiografico del proprio incedere. Ovvero, scomodando Delaunay “il battito del cuore stesso dell’uomo”. Ecco, credo che la pittura di Marisa Cozzini vada per questa strada, lungo un percorso più volte immaginato, seguendo il timbro, sempre più marcato, del proprio battito.